venerdì 8 febbraio 2013

Gli archeologi: professionisti fantasma

Gli archeologi: professionisti fantasma

In Italia ci sono centinaia di migliaia di fantasmi del lavoro. Gli archeologi sono tra questi. 
E fa impressione vederli aggirarsi come spettri tra le rovine del loro lavoro, perchè il passato per loro è il futuro. Ma l'importanza dei Beni Culturali e l'indotto enorme che comportano, gli scorsi Governi proprio non l'hanno capita.
In Italia ci sono 15.000\18.000 archeologi (laureati\specializzati\dottorati) , di cui attualmente solo 6.000\7.000 operanti in attività archeologiche. Sono numeri impressionanti, soprattutto se si pensa che solo poche centinaia di essi sono oggi ufficialmente riconosciuti e, in rapporto all'estensione del territorio italiano, possono quantificarsi come insufficienti a garantire la copertura delle esigenze della tutela del patrimonio archeologico italiano. La conseguenza è che da decenni il Ministero per i Beni e le Attività Culturali delega le attività archeologiche a soggetti terzi, senza averne tuttavia definito competenze e i titoli. Infatti, il c.d. Codice Urbani (DLgs 42/2004), che si concentra sulla definizione del bene culturale e sulla sua tutela, non individua parallelamente requisiti e competenze dei soggetti che svolgono questa tutela. Sembrerà assurdo ma nel Codice non compare mai la parola archeologo. Motivo per cui è sempre mancato un riconoscimento e una regolamentazione della professione e per cui l’archeologo oggi non ha tutele e diritti.
Il 16 gennaio 1992 a La Valletta viene conclusa la Convenzione europea per la salvaguardia del patrimonio archeologico che stabilisce che la tutela deve essere integrata con programmi di pianificazione territoriale, che chi attua trasformazioni del territorio deve sostenere le spese inerenti la tutela archeologica inserendo già a monte del bilancio dei lavori, pubblici o privati che siano, le risorse economiche della tutela: in sintesi i committenti, sia privati che pubblici, devono sostenere interamente le spese dell’intervento. Nella maggior parte dei Paesi che hanno ratificato la Convenzione è nato un sistema di archeologia professionale con linee guida:strumenti fondamentali perché permettono tanto all’archeologo quanto al committente di preventivare il costo del lavoro. Ovviamente ogni Paese ha adattato la Convenzione alle proprie esigenze. Sono passati venti lunghi anni ma la Convenzione nel nostro Paese non è ancora stata ratificata. Eppure la nostra legislazione in parte l’ha recepita. Nell’art. 42 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (DLgs 42/2004, Codice Urbani), anche i piani regolatori di alcune città, come Roma, Firenze, Napoli e Torino, hanno recepito in parte le disposizioni della Valletta, ma si tratta solo di piccoli aggiustamenti. In Italia serve una legge, valida su tutto il territorio nazionale, che chiarisca in maniera completa le procedure che committenti sia pubblici che privati devono adottare: se si vuole tutelare seriamente il nostro patrimonio archeologico, è necessaria una legge che imponga a chiunque voglia effettuare scavi la supervisione di un archeologo che valuti il potenziale archeologico. L’applicazione di una simile legge comporterebbe l’impiego di un vasto numero di archeologi. La Convenzione risolverebbe tutte queste problematiche perché già le prevede, ratificarla comporterebbe una maggiore concertazione della tutela, oggi prerogativa esclusiva del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Mibac). Conseguenza della mancata ratifica è il ritardo nello sviluppo e nella modernizzazione tanto dell’archeologia quanto della tutela del patrimonio. L’archeologo oggi è condannato ad uno stato di precarietà, la sua professionalità continuamente mortificata, la sua passione calpestata. Esattamente un anno fa Lorenzo Ornaghi, aveva pubblicamente promesso come obiettivo prioritario del suo mandato la ratifica della Convenzione. La Ratifica della Convenzione di Malta è strumento indispensabile per portare in maniera stabile la professione nella cabina di regia della pianificazione territoriale. Sarebbe il riconoscimento di una categoria che interviene in una materia di interesse pubblico, per la quale vanno formulate norme contrattuali e formative. E’ necessaria l’istituzione di elenchi nazionali degli archeologi e delle attività cui sono deputati, per evitare abusi, clientelismi e qualsiasi prassi scorretta. È altresì fondamentale, anche in applicazione alla recente riforma del lavoro, regolamentare e controllare i compensi degli archeologi, introdurre gli ammortizzatori sociali minimi e garantire diritti come quello alla maternità. Quei diritti costituzionali che dovrebbero essere garantiti a ogni lavoratore. Oggi l’archeologo deve lottare ogni giorno alla ricerca di un cantiere, di un contratto (a progetto,altrimenti con partita Iva) il più delle volte sottopagato. Il 19 dicembre 2012, dopo trent’anni di attesa, è stato approvato dal Parlamento il DDL 3270 sulla Regolamentazione delle professioni non organizzate in ordine o albo, tuttavia occorre riconoscere pubblicamente per legge la figura professionale in un testo normativo ad hoc che metta chiarezza, costituendo superamento del divario tra l’archeologia italiana e quella europea.
“L'unica cosa che mi hai insegnato, papà, è che io sono meno importante di popoli morti cinquecento anni prima in un altro paese”. Questo diceva nel 1989 Indiana Jones. E le cose, per gli archeologi, non sono poi tanto cambiate.


Valentina Colli 
fonte: marsala.it

mercoledì 30 gennaio 2013

LUGIMAsas ONLINE


mercoledì 19 dicembre 2012


Un libro sulle terrecotte selinuntine pubblicato dall'Università di Torino



Il Dipartimento di studi storici dell’Università di Torino ha pubblicato un interessante volume sulle terrecotte architettoniche di Selinunte.
 Il testo è stato realizzato dalla dr.ssa Maria Clara Conti, Laureata in Lettere classiche presso l’Università degli Studi di Torino, Dottore di Ricerca in Archeologia, Insegna Archeologia Classica presso l’Università degli Studi di Torino, è Membro della Société Française d’Archéologie Classique, e da molti anni si dedica quasi esclusivamente allo studio del Parco archeologico di Selinunte.

martedì 4 dicembre 2012

Scoperte false


Martedì 04 Dicembre 2012 06:50

Eccezionali scoperte archeologiche a Favignana. Anzi, no...(è la campagna elettorale, gente)

E' davvero singolare quanto accaduto nei giorni scorsi a Favignana, la più grande delle isole Egadi. Ritrovamenti definiti "eccezionali" alla Grotta dell'Ucciria, con pitture rupestri simili a quelle della grotta del Genovese (a Levanzo) erano invece noti già ... dal 1968.
LA NOTIZIA. Gli "eccezionali" ritrovamenti archeologici a Favignana, alla Grotta dell’Ucciria, con "pitture rupestri di straordinario valore", sono stati annunciati dal  professore universitario Francesco Torre, assieme a uno studente della facoltà di Archeologia Navale di Trapani, Francesco Ernandez, durante lo studio della sua tesi di laurea

lunedì 15 ottobre 2012

Lunedì 15 Ottobre 2012 06:57 Mancano i soldi. Rischio chiusura nel fine settimana per parchi archeologici e musei in Sicilia


Musei e siti siciliani rischiano di restare chiusi nei giorni di sabato e domenica almeno fino a dicembre.
 Il caso sta esplodendo in queste ore per i tagli al fondo del salario accessorio operato dalla Regione e il blocco alla spesa per i limiti imposti dal Patto di stabilità.
Per oggi  il responsabile del Parco Archeologico di Naxos ha convocato i sindacati per comunicare lo «sforamento dei festivi » e cioè la “fine” dei fondi per le aperture domenicali.

A restare chiuso potrebbe essere uno dei siti più remunerativi per la Regione con oltre 600mila visitatori e 3 milioni di incasso nel 201: il teatro greco- romano di Taormina. Al Parco archeologico di Naxos fanno capo inoltre: l’area archeologica e il museo archeologico di Naxos; e il museo naturalistico di Isolabella. Ma quella di Naxos potrebbe essere solo la prima di una serie di chiusure a catena. Due giorni fa, le segreterie regionali di Fp Cgil Sicilia, Cobas Codir e Sadirs hanno scritto al Dipartimento dei Beni culturali, al ragioniere generale Biagio Bossone e al dirigente del Dipartimento Funzione Pubblica, Giovanni Bologna, per chiedere «l’applicazione del protocollo d’intesa» firmato ad aprile che consente di affidare le mansioni di custode anche alle fasce A, per assicurare la copertura di tutti i turni e una maggiore ottimizzazione delle risorse.
«Resta evidente che in assenza di una applicazione integrale del protocollo – si legge nella missiva - si rischia in molti casi di dover superare anche la già concessa deroga al 50% dei festivi lavorativi, con conseguente blocco delle attività d’istituto dei vari siti museali ed archeologici, nonché potenziale blocco delle fruizioni da parte del pubblico ed inevitabile e conseguente danno all’erario e all’immagine della Regione Sicilia, spesso oggetto di attacchi mediatici feroci e che,
per l’occasione, sarebbero ben lieti di enfatizzare come l’ennesima cattiva gestione della cosa pubblica siciliana».
«Il rischio di chiusura nei weekend è reale – conferma il dirigente generale del Dipartimento, Gesualdo Campo - Per le turnazioni abbiamo ricevuto dall’Aran 500mila euro in meno rispetto allo scorso anno: 2,9 milioni a fronte di 3,4. Fino al prossimo bilancio c’è poco da fare. Dobbiamo spendere con il contagocce e i nodi iniziano a venire al pettine: qualche giorno fa l’Abatellis di Palermo, ora il parco archeologico Naxos».
Per Campo, non è tanto una questione di Patto di Stabilità che ha risvolti soprattutto per il personale (circa 1200) dell’ex Beni Culturali, quanto piuttosto dei «tagli delle risorse a monte operata dall’Aran». Lettura non condivisa dai sindacati. «La contrattazione all’Aran ha rispecchiato le richieste presentate dal dipartimento», dicono e chiedono piuttosto di sbloccare la situazione di stallo venutasi a creare sul protocollo siglato in primavera".

"Non posso fare alcuna dichiarazione perchè non è arrivata nessuna circolare o nota esplicativa da parte della Regione -  dichiara il direttore del Parco Archeologico di Marsala, Maria Luisa Famà - anche se mi risulta, come è davanti agli occhi di tutti, che ci sono problemi economici". 

mercoledì 26 settembre 2012


“Dalla Terra alla Storia”, inaugurato a Salemi il Museo Archeologico. Attacchi di Sgarbi e Tortorici e critiche di Tusa

C’erano una volta i tombaroli. Non trovo incipit migliore per raccontare il come e il perché si sia arrivati felicemente all’ epilogo di un lungo percorso che ha portato nei giorni scorsi finalmente all’apertura a Salemi del Museo Archeologico. 
Per trovare l’inizio della avventurosa vicenda dobbiamo andare indietro nel tempo e risalire ai lontani anni sessanta per trovarne l’abbrivio. Quando alcuni giovanissimi salemitani, assieme ad altri dei paesi limitrofi della Valle del Belice, dando vita ad un gruppo spontaneo di appassionati di archeologia, cominciarono a setacciare il nostro territorio alla ricerca di qualche tomba, prima, e di insediamenti abitativi  e necropoli dopo, risalenti addirittura al periodo preistorico tra il XIII ed il X sec. a. C..
http://www.spreaker.com/user/archeo80/cdassad
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